Nuovo anno, vecchie storie?

Il re è morto, viva il re, si gridava anticamente in occasione della sepoltura di un sovrano e per festeggiare la nomina del nuovo; così parafrasandolo potremmo dire oggi "l'anno vecchio è morto viva il nuovo anno" (1 - 2). Ma sarà veramente così? Sapremo vincere la sfida, pandemica (3) e non, che ci attende anzi che incombe su tutti noi? E ancora, riusciremo a superare quel malessere, non più tenue ormai, anzi imminente e immanente?

Tutta una serie di domande che si affacciano, consapevolmente o meno, alla nostra mente e ci rendono se non inquieti, certamente preoccupati od almeno timorosi del futuro, più di quanto già normalmente accada. Che poi, a ben riflettere, se le due precedenti ondate pandemiche ci hanno già ampiamente provati sia in ambito sanitario, sia economico ma anche psicosociale, la terza in corso mostra evidente alcuni aspetti che meritano una breve riflessione socioculturale.

In primo luogo la fragilità del sistema non tanto e solo economico, quanto e sopratutto sociale; poi la riscoperta (sgradita peraltro) della limitazione relativa al potere umano di cui forse ci eravamo dimenticati. A fronte di tutto ciò, non possiamo infine non ricordare quanto invece sembra oggi assente drammaticamente da tutti (o quasi) gli ambiti dei media ed ancor più clamorosamente e certamente da quello politico internazionale.

Ci riferiamo al disastro ambientale, ché non possiamo né dobbiamo più parlare di emergenza, quanto e come appena detto, di vero e proprio disastro. 

Ed allora di fronte a questo scempio che l'uomo ha saputo fare e peggio ancora continua ad incrementare perpetuandone il delitto, quale può e forse deve essere la reazione di noi singoli? 

Si obbietterà che il privato nulla può o comunque ben poco, posto lo scenario, se non lo scempio che la politica offre: quella serie infinita di "bla, bla" inutilmente denunciati da una ragazzina troppo spesso derisa, come pure i reiterati appelli di tutti gli scienziati mondiali, dimenticati il giorno stesso della loro pubblicazione (4).

Valga un esempio per tutti: buttare la cicca della sigaretta in un tombino produce un inconsapevole (ma non per questo meno colposo ed ancor più irreversibile, purtroppo) danno ambientale, poiché la sua vita terminerà in mare da dove, trasformata in microfibre comprese le sue componenti dannose, sarà cibo per pesci e quindi per l'uomo. Un bell'esempio di economia circolare, questa volta però nociva.

Che il nuovo anno inizi quindi con l'augurio a ciascuno di noi per dare il proprio piccolo, ma indispensabile, contributo a migliorare il pianeta... e non solo col "bla bla".

1

2

3

4

SPUNTI DI VISTA

EDITO

Pensavamo fosse un brutto sogno. Una possibilità molto remota se non inammissibile. Che non ci avrebbe mai toccato anche indirettamente. La guerra (1). Solo scriverla o pronunciarla mette i brividi. Ci lascia interdetti, basiti, increduli. Con i suoi assurdi scenari e il suo linguaggio riaffiora dalla storia nel cuore dell’Europa. Copri fuoco. Bombardamenti. Vittime civili. Bambini disperati. Gente alla ghiaccio e senza cibo per ore interminabili. Code di carri armanti. Le sanzioni economiche che pesano sempre di più. L’indomabile resistenza ucraina. E poi migliaia di