20set 2021
Milano - Cosa vedere? Monet a Palazzo reale
Mostra imperdibile che apre la programmazione autunnale

Signori, si riparte! Una straordinaria mostra su Claude Monet (1), il principe degli Impressionisti, con più di 50 opere del maestro (2 - 3), provenienti da una prestigiosa istituzione culturale parigina, il Museo Marmottan, ha aperto i battenti a Palazzo Reale a Milano. Malgrado le enormi difficoltà logistiche che in questo periodo si incontrano nel far viaggiare opere così importanti, si è riusciti ad organizzare una mostra di eccezionale livello, che presenta capolavori assoluti (4 - 5), come le Ninfee, Il parlamento di Westminster, riflessi sul Tamigi e Le Rose, il suo ultimo quadro dipinto. Tutto il percorso cronologico del pittore è presente, possedendo il museo parigino il maggiore nucleo al mondo di opere (6), grazie alla donazione che ne fece il figlio Michel nel 1966, presenti a Giverny nella casa dove abitò Claude gli ultimi anni della sua vita e da lui custodite gelosamente. A cura della direttrice scientifica del Marmottan, Marianne Mathieu è suddivisa in sette sezioni che ripercorrono dal 1932 le vicende del palazzo lasciato in eredità da Paul Marmottan all’Académie des Beaux-Arts e trasformata in museo. La prima sezione, allestita con mobili originali del periodo napoleonico vede alcune delle iniziali collezioni presenti, con quadri dello stile impero che dialogano con alcuni ritratti di Monet che subito fanno intuire il suo enorme talento e la rivoluzione che ne seguì per il mondo dell’arte. Nella seconda sala si analizza la nascita della pittura “en plen air” che grazie al progresso, i treni che portavano velocemente fuori città nella campagna dell’Ile de France, l’invenzione del colore in tubetto e quello dei pennelli in pelo di tasso più maneggevoli e che permettevano pennellate più rapide, poté svilupparsi rapidamente portando i pittori fuori dagli atelier a diretto contatto con la natura. Nella terza sezione si analizza il rapporto con la luce, tipica del movimento, in cui più che il soggetto da dipingere interessa il modo in cui viene trasfigurato dalla luce. Una esecuzione rapida, che tiene conto del sole e dei mutevoli cambiamenti climatici, tipici della costa normanna dov’è Monet andava a dipingere. La quarta parte riguarda il suo soggiorno a Londra e un ulteriore tassello della sua pittura “impossibile” da lui stesso definita così. Confrontarsi con la nebbia impalpabile, i fumi delle fabbriche e la luce mutevole della superficie del Tamigi che gli permise di realizzare il capolavoro sul Parlamento di Westminster, presente in mostra. Al suo ritorno a Giverny apre un nuovo capitolo, quello del suo giardino e delle celebri Ninfee che dipinse per tutta la vita trasfigurandole fino a farle diventare quasi astratte. Da qui si passa alla quinta sezione dove il giardino diventa assoluto protagonista coi dipinti monumentali che annullano completamente ogni riferimento prospettico, immergendo lo spettatore nel laghetto dove dimorano le ninfee, il ponte giapponese, il salice piangente e le nuvole in cui il sopra e il sotto del paesaggio risultano ormai indistinguibili. Giungiamo così alla sesta parte dove Monet, anche a causa della sua cataratta non ha più una visione limpida e reale dei colori. La forma svanisce, emergono il movimento ed uno schizzo sempre più indecifrabile, che divennero fondamentali per tutti i pittori della seconda metà del novecento. L’ultima sezione presenta il suo celebre dipinto delle Rose concluso poco prima di morire, vero omaggio alla natura, con la fragilità dei fiori, i cui boccioli ricordano le stampe giapponesi amate dal maestro e delle quali fu un appassionato collezionista. Una mostra unica, visitabile fino al 30 gennaio 2022, della quale avevamo proprio bisogno, per tornare a godere dell’arte e dei suoi capolavori finalmente in presenza. Non perdetela!

 

Altre info:

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SPUNTI DI VISTA

EDITO

Si sgranocchia, si assaggia (1), ci si abbraccia, si ride, si affetta, si sbuccia, si piange per le cipolle (solo per quelle?), si improvvisano prodezze culinarie (2), si “ruba” un calice di rosso prima che il pranzo (3) abbia inizio, si adagia il panettone sul piatto di portata, la salsiera d’argento? e, finalmente, si ode “a tavola!”, un eco, non solo profumato, che si diffonde in tutta la casa e accarezza gli animi (e la gola) dei commensali che, lesti, trovano posto al convivio solenne (4).   Lo avete capito, spaccati di vita...