12lug 2021
Toscana - Villa Santo Stefano
Elogio alla bellezza, anche al palato

Desideravano un buen retiro di carattere con una bella vista (1). L’hanno cercato per molto tempo. Complice Bacco, hanno trovato una perla rara in quel della lucchesia. Eccovi il racconto.

Loro sono Wolfgang Reitzle e Nina Ruge, due personalità molto note in Germania (2), lui top manager e lei presentatrice televisiva e autrice di numerosi libri. L’anno è il 2001 quando, dopo aver trascorso una vacanza a Villa Bertolli in Lucchesia, vittima di un vero e proprio coup de foudre la coppia acquista la struttura per produrre vini e olio. Prima di chiamarsi Villa Santo Stefano, infatti, l’azienda era Villa Bertolli, la cui fama era inesorabilmente legata al nome dell’olio. Reitzle, insieme alla moglie, decide di ribattezzarla con il nome della vicina pieve del IX secolo ed in poco tempo si trasforma in una società agricola vitivinicola. Il resto è storia, una storia in crescendo che inizia con una produzione di pochissime bottiglie quasi “ad uso solo familiare” fino alla scelta di ampliare l’investimento, tra acquisti di altri terreni, impianti di nuovi vitigni, per rinascere nel 2014 a maison vitivinicola con ben 5 etichette per circa 50.000 bottiglie tra vino rosso, rosé e bianco, nonché 1000 litri di olio evo.

Ma andiamo per gradi…

Le dolci colline lucchesi, dicevamo. All’arrivo si presenta una cartolina dove Villa Santo Stefano che è parte integrante di una scenografia da sogno, è anche accoglienza di alto livello, una sorta di relais per pochi clienti, 8 suite in tutto arredate con stile dalla padrona di casa dotata di un gran senso del dettaglio, oltre che del bello. Pervade un raffinato mood retrò, reso ancor più “caldo” da magnifici tessili di provenienza dalla vicina Lucca, ma anche francesi. Le camere sono ampie e accoglienti, invitano a soggiorni lunghi e in totale “lentezza”. E poi c’è il curatissimo déhor, un vasto giardino - “ci lavorano costantemente 2 giardinieri” - racconta Petra Pforr direttore mkt, che affaccia direttamente su un panorama a perdita d’occhio (3), tra il Monte Serra, la piana di Pescia, vigneti, 2000 piante di ulivo e animali selvatici, sopratutto caprioli, che non è raro scorgere nella loro corsa fugace.

A latere del giardino sorge anche una limonaia o serra, un ambiente ad uso sala degustazione e meeting aziendali. Varcarne la soglia è un’esperienza magica dove metri e metri di piante sempreverdi cascanti dall’alto, farebbero pensare a Wonderland di Alice se non fosse per gli arredi in stile chateau francese (4) di cui è protagonista un imponente tavolo in legno vocato all’analisi sensoriale dei gioielli di Bacco della maison. Ancora una volta la scelta di Frau Nina per gli accessori, dai complementi per la tavola, ai chandelier dorati a muro fino al grande specchio che riflette parte della cascata verde, creano un ambiente memorabile. Qui scoprire Gioia, Luna, Volo, Sereno e Loto, i vini (5) della tenuta, grazie all’enologo pisano Alessio Farnesi (6 - Primo da Dx insieme a Petra Pforr e Alessandro Garzi) è un viaggio dalle molteplici sfumature al palato. Loto conquista al primo assaggio, rosso toscano IGT, dal corpo morbido, pieno, elegante, in una parola di indubbio spessore. Invecchiato dai 12 ai 14 mesi in barrique francesi, finisce per essere raffinato per 6 mesi in grandi vasche di cemento. Il colore rosa pallido introduce, invece, Luna, rosato toscano IGT 2018, 50% Sangiovese e 50% Merlot, “viene vendemmiato la prima settimana di settembre” - spiega l’enologo. Notevole la salinità che “fa salivare bene” e promette più di un calice. Da provare in aperitivo durante le serate torride di questi giorni. Rinfresca amabilmente.

Ma anche Gioia 100% Vermentino bianco fruttato, espressione autentica del territorio, è leggero, caratterizzato da una piacevole acidità e dalle note minerali. “Si lavora sulla tipicità del terreno e sulle fecce buone” - continua Farnesi, “va in bottiglia fino a fine febbraio”. Che dire, è una "gioia" gustarlo magari in compagnia di un plateau di pesce crudo.

Tornando ai rossi, il Volo, vino “d’entrata” taglio bordolese senza legno ma solo cemento, è un bland molto gradevole, fresco con tannini poco aggressivi e un’acidità frizzante. Di ottima beva. Infine, Sereno 80% Sangiovese, Doc Colline lucchesi. Rosso rubino intenso, con striature porpora, esprime frutti rossi e spezie al naso. In bocca lungo, ha un bel tannino tondo. Da non farsi mancare per il prossimo autunno e le pietanze a base di carne rossa che verranno.

E poi sua maestà l’olio, quello buono però che fa bene alla salute: 80% Frantoio, 15% Leccino e 5% Moraiolo e Maurino. “Siamo fra i 6 olii DOP lucchesi” - sottolinea Petra. Il leggero amaro in equilibrio con il piccante c’è. Nobile e sublime al contempo. 

 

Altre info:

 

 

 

 

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SPUNTI DI VISTA

EDITO

Che dite, parliamo di Natale? Pronti a farvi coinvolgere, step by step, fino alla tipica frenesia della Vigilia? La tradizione complice e sempre presente ma con un pizzico di nuovo, rispetto all’anno passato (1). La casa si veste di festa, più calda, allegra, con luci, candele e addobbi (2). La mise en table diventa protagonista tra il bianco candido appena arricchito di oro e tonalità più decise come il rosso o il verde (perfette per il cenone di montagna!). Si “rispolverano” (dopo averli fatti brillare) gli argenti