09apr 2021
Woman-Power: Barbara Olivieri versus Barbara Olivieri
Quasi una intervista doppia

Un esempio di multi tasking: non (solo) un architetto che lavora nei cantieri con gli ingegneri ed esperta di public speaking (1 - 2 - 3). Queste sono le competenze che le due Barbara hanno, a cavallo tra due mondi in apparenza lontani. Uno tecnico, di solito appannaggio degli uomini per la costruzione di edifici ed uno più squisitamente oratorio, attraverso i prestigiosi palcoscenici di TedX, Toastmasters e Donna On (4 - 5). Tutti eventi dove l’oratore in pochi minuti parla di un argomento di cui "val la pena di parlare" con un ritmo coinvolgente (TedX), attraverso un percorso di miglioramento del parlare in pubblico (Toastmasters) e di un progetto innovativo di empowerment al femminile (Donna On). Ma sentiamo dalle parole di Barbara i suoi doppi ruoli.

 

Quando ha capito che il mondo della "ingegneria" (prima) e del “public speaking” (poi) sarebbe stato il centro della sua vita professionale?

Il mondo della “ingegneria” è iniziato a comparire già all’Università quando – frequentando la Facoltà di Architettura (sono laureata in Architettura) – mi sono resa conto che la creatività non era nelle mie corde. C’erano colleghi molto più bravi di me nel trovare la soluzione creativa nell’atto progettuale. Io trovavo solo soluzioni funzionali. Così quando venne aperto l’indirizzo Strutturale (con docenti provenienti dalla vicina Facoltà di Ingegneria), mi cimentai negli esami, portando alla tesi un progetto strutturale. Da lì ho “seguito il flusso”, assecondando le opportunità che si presentavano che mi hanno mantenuto all’interno del mondo tecnico nel quale mi trovo a mio agio (la gavetta con un Geometra che mi ha insegnato molto, mandandomi sin da subito in cantiere ad imparare sul campo, e l’incontro con la Società di Ingegneria con cui collaboro ancora oggi tra cantieri, gestione di commesse e progettazione nell’ambito degli impianti elettrici). L’altra Barbara (quella del “public speaking”) incontra la comunicazione in pubblico nel 2012, per caso: grazie ad un percorso di crescita personale (cercato ed incontrato per una crisi di identità professionale) che aveva al suo interno anche un corso di “public speaking”. Al termine della tre giorni di corso, lo stesso formatore ci consigliò il Toastmasters come possibilità di allenamento costante nella comunicazione in pubblico (Toastmasters International è una no-profit americana attiva nello sviluppo del public speaking e della leadership). Ai tempi in Italia c’era un solo club a Milano: andai ad assistere a dei loro incontri e decisi di iscrivermi. Da un hobby, divenne una passione. Da lì, dopo qualche anno, presi coraggio e risposi ad una ricerca di volontari di TEDxTorino, candidandomi come coach degli speaker e si aprì il mondo del public speaking (fatto di TEDx, guest speech e corsi per enti e associazioni). Oggi è una seconda professione che corre parallela alla ingegneria. Due mondi che continuano ad alimentarsi a vicenda (quando prepari un discorso c’è tanta progettazione, così come quando presenti un progetto c’è tanta comunicazione).



Ci parli in breve della sua attività in questo momento: criticità e punti di forza...

Fatto salvo le difficoltà del mondo del lavoro nella sua totalità (e che esistono da prima del periodo molto particolare che stiamo vivendo), devo confessare che non ci sono stati particolari problemi. L’ingegneria (ed il mondo degli impianti elettrici, nel quale mi muovo) è andata avanti: è un’area operativa abbastanza fondamentale. Senza energia elettrica non vai molto lontano e gli impianti devono essere progettati, controllati e manutenzionati. Quindi a parte il primo lockdown nel quale tutto si è fermato (ma la progettazione è andata avanti in remoto), i cantieri ed i sopralluoghi sono ripartiti.

Il public speaking – dopo un momento di smarrimento da rapido passaggio nell’online – sta sperimentando nuovi modi di comunicazione (gli stessi TEDx stanno sperimentando forme online e/o ibride). Sta evolvendo e già si guarda con interesse alla realtà virtuale e alla realtà aumentata come nuovi possibili ambienti di sperimentazione (recente è un esperimento di utilizzo degli ologrammi per “materializzare” sul palco relatori che si trovano in altri luoghi; una tecnologia ancora molto costosa, ma interessante negli sviluppi a medio/lungo termine).



 

Nulla si ottiene per caso, in quanto donna... ha combattuto tanto per affermarsi?

Parlando del mondo della ingegneria e dei cantieri (che è un mondo a forte presenza maschile), sarò una voce fuori dal coro, ma confesso di non avere mai avuto particolari problemi. Quello che ho sempre fatto è stato pormi come “persona”, come “professionista”, rispettosa dei ruoli all’interno dei cantieri soprattutto verso capi cantiere o capi squadra che magari erano miei coetanei, ma avevano molta più esperienza di me. La fortuna è stata anche di avere trovato sulla mia strada capi (tutti uomini) rispettosi,  verso i quali mi sono sempre posta in ascolto e in apprendimento.

Oggi, con anni di esperienza alle spalle, ho acquisito maggiore sicurezza e interloquisco con scioltezza. Senza timori (talvolta infondati) e senza atteggiamenti “politici” e di rivalsa. Sempre come professionista.

Sul fronte formazione, non essendo la fonte primaria di mantenimento, prendo il tutto con molta leggerezza alla Calvino. La formazione è un ambiente saturo e ricavarsi la propria nicchia non è facile: imitare qualcuno non è la soluzione migliore. Sviluppare un proprio stile, un proprio metodo, è fondamentale per distinguersi e crearsi un pubblico. La difficoltà aumenta se hai un approccio di basso profilo: è più facile che si noti chi ti promette idee “vincenti”, “soluzioni” rapide e “metodi” infallibili. Ed essendo una nicchia satura, cattura l’attenzione chi produce un “effetto wow”. Poi se “l’effetto wow” promette ciò che mantiene è tutta un’altra storia…

 



E' indubbio che il Covid sia un "fardello" oltre che un freno per tutte/i, come lo sta affrontando tra famiglia e lavoro?

Non sono spostata e non ho figli, quindi la famiglia sono io (nel bene e nel male) insieme al babbo di 81 anni (in ottima salute, per fortuna). Quello che posso dire – per esperienza personale di questo anno – è che il lavoro da remoto cancella i confini tra professione e vita privata. Ci vuole disciplina per cercare di mettere dei limiti tra aree che prima avevano dei limiti fisici che aiutavano a dare delle regole. Altrimenti si rischia veramente di abbruttirsi e/o alienarsi. Ed è un aspetto sul quale sto ancora lavorando… 

 



La sua personale "meditazione" per quando stacca dagli impegni quotidiani?

Camminare. Per staccare amo passeggiare da sola. Una specie di meditazione in movimento. Camminando, penso (magari anche in modo turbolento all’inizio) e mi rendo conto che dopo un po’ la mente mette in ordine i pensieri e poi fa silenzio.

E poi leggo. Romanzi soprattutto. Magari anche ad alta voce, per conto mio. Leggere storie aiuta molto ad evadere e a crescere, scoprendo cose nuove (anche interiori).

 



Kamala Harris, la nuova vicepresidente degli Stati Uniti, una svolta epocale? Cosa ne pensa?

Penso che sia un passo importante, per l’America. Perché gli USA sono fortemente conservatori (le grandi città come New York o Los Angeles non sono rappresentative del Paese). Il binomio Biden (che credo sia rappresentativo della classe W.A.S.P.) Harris (donna, non bianca) può essere un ottimo modo per iniziare una transizione. È stata strategicamente studiata molto bene (gli Americani sono maestri in questo). Sono curiosa di vedere l’evolversi della situazione.

 

Un consiglio alle giovani donne che "lottano" per essere riconosciute nel proprio settore?

Avere chiaro in testa l’obiettivo (aiuta a restare focalizzate anche in mezzo a “disturbi” dell’ambiente circostante). Non stancarsi mai di imparare (la famosa modalità di “continues learning”). E pensarsi sempre-sempre-sempre come delle professioniste.

Poi se l’ambiente è difficile, cercare nuove strade. Senza pensare di essere inadeguate o fallite. Forse – molto semplicemente – non è l’ambiente adatto a noi e non c’è nulla di male in tutto ciò. Ma una cosa mi sento di raccomandare con tutto il cuore: nel caso in cui si voglia cambiare (per nostra scelta) non lasciare mai il lavoro attuale senza prima averne trovato (o creato) un altro. Ho visto troppe persone fare questa scelta e trovarsi (anche a distanza di mesi) ancora senza nessuna nuova soluzione.

 

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SPUNTI DI VISTA

EDITO

Fine delle vacanze. Parei, zoccoli e costumi lasciano il posto ad abiti e pantaloni. Si riparte (1). Per l’ufficio, però. Ebbene, tutto questo ricordando che, come diceva Confucio, “Scegli il lavoro che ami e non lavorerai neppure un giorno in tutta la vita”. Non possiamo che augurarvi che sia così e se non lo fosse, non è mai troppo tardi per cambiare o per ripensare a quel progetto da tempo nel cassetto. Certo, lo scenario (2) attuale tra inflazione, rincari e crisi climatica spinge a un sentiment di pessimismo diffuso, ...