Living & Convivi :: 23 mar 2021

A tu per tu con il design di Cristina Celestino

Poltrona “Calatea Green”: dare forma alla natura

Friulana di nascita e milanese di adozione, Cristina Celestino (1) progettista e architetto (2), con il suo brand Attico Design, si distingue per lavori esclusivi e di grande valore, nel pubblico come nel privato. Negli anni non sono mancati numerosi riconoscimenti internazionali, tra cui il Premio Speciale della Giuria “Salone del Mobile.Milano Award” nel 2016 e il Elle Deco International Design Awards nella categoria Wallcovering nel 2017 con “Plumage” per Botteganove. Ancora... nel 2019 con il “Giardino delle Delizie” per Fornace Brioni e nel 2020 con “Policroma” per Cedit. Appena nata la sua la nuova poltrona “Calatea Green” per Pianca (3). Un vero inno alla morbidezza che strizza l'occhio alla natura. Un imbottito di matrice organica frutto di una ricerca che coniuga botanica ed ergonomia. Nell'intervista, ci parla del connubio possibile e auspicabile di design e sostenibilità. Perché il rispetto del pianeta arriva prima di tutto. Anche con stile tra le mura domestiche.

 

 

Due parole su come è arrivata al mondo del design

Sono architetto e sono arrivata al design seguendo una mia passione personale, iniziata con il collezionismo. A Milano ho poi trovato gli stimoli giusti e ho aperto il mio studio nel 2013 che si occupa di direzione creativa, interior e design. 

 

In che modo progetta e cosa la ispira di più?

Progetto in modo molto libero e con molta passione e ricerca, affrontando nello stesso modo prodotti o progetti di interior. Il progetto è sempre l'esito di un dialogo con il cliente o l'azienda: un processo lungo che tiene insieme la mia ricerca, la mia visione ed il mio approccio estetico e molte altre componenti e variabili. Trovo le mie ispirazioni ovunque ma i campi di ricerca che prediligo sono l'architettura (da quella dei grandi maestri a costruzioni anonime), la natura (in quanto serbatoio inesauribile di forme, colori, textures), la gioielleria (che trovo molto interessante in quanto estetica che si fa funzione ed ergonomia), la moda (sempre molto libera e contemporanea nella ricerca e negli esiti formali).

 

Qual è il contributo che può dare il design nella sostenibilità ambientale? 

Il design inteso come sistema - quindi oltre al "progetto di design", anche l'azienda e tutta la filiera che si occupa del prodotto - può dare un contributo importante, così come sta avvenendo nel sistema moda. Si tratta di un cambiamento che ormai è in corso, ma sta avanzando lentamente; molte aziende hanno, grazie alla ricerca, sviluppato materiali veramente sostenibili e molto performanti. Purtroppo, i costi di accesso a questi materiali sono spesso ancora insostenibili dal mercato, ma penso che l'interesse crescente del pubblico per tematiche green stia avvalorando questa strada. Oltre ai materiali, ci sono altri aspetti legati alla produzione, alla logistica e all'intera filiera sostenibile e moltissime aziende si adoperano concretamente, raggiungendo già raggiunto ottimi risultati. E poi c'è la durabilità del progetto, del buon design, la flessibilità e trasformabilità di un prodotto, che magari alla fine del suo ciclo di vita può essere usato in un altro modo. 

 

Ci parli della sua neonata poltrona “Calatea Green” per Pianca

Calatea Green è una nuova versione della poltrona Calatea del 2017, interamente riprogettata secondo i criteri di economia circolare (4 - Video). Un omaggio al pianeta e una riaffermazione dell’impegno nei confronti dell’ambiente, proprio in occasione dell'ingresso dall'azienda a Green Pea.

Nata da un dialogo tra botanica ed ergonomia, risolto attraverso un volume avvolgente e confortevole, la Calatea Green rappresenta la sintesi di una ricerca formale che indaga le proporzioni fuori scala di elementi primitivi e semplici come le foglie (5). Nel progettare la Calatea Green, abbiamo ripensato non solo i materiali, ma anche la sua espressione formale. Ho disegnato per il tessuto dello schienale una nuova grafica, scegliendo di rendere omaggio alla mia terra, il Friuli, e all'albero di Ontano (6), un'essenza arborea autoctona delle Alpi Giulie, le cui foglie si caratterizzano per la regolare texture delle venature. Una trama che è stata motivo di ricerca e di ispirazioni, insieme al lavoro dell'artista Carla Accardi ed in particolare sulle sue pennellate ritmiche, i segni. 

 

C'è una costante nei suoi progetti?

Ogni progetto d'interni o di prodotto è unico: è un'avventura, fatta di scambi, da cui si imparano sempre molte cose.

 

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