16giu 2021
Woman Power - Elisa Morucci, la cifra stilistica di una scultrice singolare
Il suo omaggio al campione Paolo Rossi

Creativa vera, Elisa Morucci è una raffinata scultrice (1 - 2) che svolge l'attività artistica (3) tra Firenze, Pietrasanta, Carrara e Greve in Chianti. Toscana di nascita, nel 1996 consegue il suo primo titolo di Maestra d’Arte. Una carriera tutta in ascesa (4- “It’s long way to the top”, Bagno Vignoni) che, dopo la laurea in Storia dell’Arte e Filosofia all’Università di Firenze e la specializzazione all’Accademia di Belle Arti di Carrara, la consacra protagonista di molti eventi di prestigio. Basti citare la collettiva/evento promossa dalla “Nobile Contrada del Nicchio" e “l’Antica Arte dei Vasai” a Siena e la I Biennale d’Arte di Pistoia. Ancora... nel luglio 2018, si distingue con uno dei suoi lavori dal titolo Anima Mundi (5), realizzata appositamente per il Musée d’Art et d’Archéologie di Antananarivo in Madagascar, che verrà poi accolta nella collezione permanente del museo. Ma è solo un accenno di un percorso ricco di traguardi emozionanti e riconoscimenti importanti. Ultima, la sua opera in ricordo e in omaggio al grande campione Paolo Rossi (6) o più semplicemente Pablito che presto troneggerà nel piazzale di Santa Lucia in provincia di Prato. La giovane artista all’indomani della scomparsa del calciatore, il 9 dicembre 2020, decise, infatti, di onorare la sua memoria con una scultura. Nell’intervista ce ne parla a lungo, anticipandoci già il prossimo lavoro che verrà. Questa volta in onore di una grande donna

 

Professione scultrice quando ha capito che era questa la sua “strada”?

Ho amato la scultura fin da bambina. Detto questo, tra l’amare qualcosa, desiderarla e infine farla, c’è un abisso. Credo di avere deciso di percorrere questa strada dopo aver attraversato quell’abisso. Per molto tempo la materia ha rappresentato per me solo un gran peso, qualcosa dal quale rifuggire, la manifestazione dell’imperfezione, di cui riuscivo a vedere solo i limiti e non il potenziale. Nel tempo, grazie allo studio e all’esperienza, ho preso definitivamente coscienza che la materia è sacra, perché in realtà rappresenta l’unico mezzo che abbiamo per operare una trasformazione, la scultura poi è la metafora perfetta di questa trasformazione.

 

Ci parli in breve della sua attività in questo momento: criticità e punti di forza…

Le criticità e i punti di forza della mia attività, sono le criticità e i punti di forza dell’arte, uno degli ambiti più strumentalizzati di sempre. L’arte a livello potenziale rappresenta un canale unico di riflessione, conoscenza, piacere se, ovviamente, valorizzata e fruita con amore, competenza e serietà, viceversa, può perdere il suo senso profondo, trasformandosi in qualcosa di controproducente, malsano, quando non addirittura involutivo per la società stessa, se pensata in un’ottica venale e superficiale.

 

Ha appena presentato una sua scultura dedicato al grande Paolo Rossi, come si è adoperata per cogliere l’anima di “Pablito”?

Per prima cosa ho lasciato riaffiorare i ricordi, rivedendo le partite. Avevo cinque anni, quando l’Italia di Bearzot ha vinto il titolo di Campione del Mondo. Ricordo la calura estiva, il Presidente Pertini esultante in tribuna... e tanti tricolore. Un’Italia diversa, un calcio diverso. Immersa in quell’atmosfera, mi sono concentrata su Paolo, uomo e giocatore, cercando, attraverso le molte interviste, di cogliere più stratificazioni. Non volevo fermare quell’unico momento di gioia per la vittoria però... i presupposti che portano alla vittoria, ciò che porta a vincere. Volevo far emergere tutti gli aspetti e le qualità proprie del campione, talento, intelligenza, cuore, coraggio, determinazione e più in generale l’etica dello sport. Quest’opera in memoria di Paolo Rossi è servita anche per veicolare un messaggio a più ampio spettro, anche per questa ragione mi sono servita di elementi stilistici propri della statuaria greca, traslati in chiave contemporanea. 

 

Come nel calcio, secondo lei le donne che fanno squadra hanno una marcia in più?

L’unione fa la forza. All’interno di un gruppo, le diversità di ciascuno diventano un valore aggiunto utile alla crescita personale e del gruppo stesso, gli sport di squadra ce lo insegnano bene. Le donne, che nel tempo hanno dovuto e devono tuttora, scontrarsi con l’anacronistica società patriarcale e lottare per vedersi riconosciuti spesso anche i diritti più banali, devono necessariamente portare avanti su un binario parallelo, oltre agli obiettivi a livello individuale, anche quelli di gruppo e genere.

 

In quanto donne, il percorso per far valere i proprio obiettivi non è sempre in discesa, un lato del suo carattere che l'ha particolarmente sostenuta per arrivare dove è oggi?

Nella mia esperienza, il percorso per ottenere risultati in relazione agli obiettivi che mi ero prefissata non è mai stato in discesa. Ho sempre faticato molto, perché non mi sono mai voluta conformare ad un certo tipo di stereotipo. Sono una persona entusiasta e volenterosa, lego queste caratteristiche ad una fede profonda, in principi che ritengo sacri. E poi so incassare. Ad ogni modo, ritengo che la cosa davvero importante, al di là di aspetti del carattere che possono senz’altro sostenerci, sia lavorare sodo, perseguendo in primis, una crescita personale, attraverso la maturazione di una coscienza profonda di noi stessi e di ciò che ci circonda, solo in questo modo è possibile riscoprire la propria natura ed insieme ad essa, inclinazioni che ci permettano di trovare la forza e la determinazione di intraprendere la propria strada.

 

Se dovesse ritrarre una figura femminile, chi le piacerebbe?

Mi sto preparando da tempo ad affrontare un’opera estremamente delicata ed importante. Il soggetto è proprio una donna, una persona straordinaria; indagarla rappresenta per me un’opportunità unica, attraverso la sua esperienza di vita, posso indagare la mia stessa esistenza, in uno spettro di possibilità ampissimo. Mi ha meravigliata, commossa, fatta riflettere… La sua testimonianza è un esempio per tutti noi. Per il momento non posso dire di più.

 

Progetti per il futuro presto (si spera) Covid free?

Spero di poter iniziare a lavorare presto all’opera di cui parlavo poc’anzi. Mi auguro di riuscire a presentare dal vivo “Vedere l’Invisibile”, un progetto incentrato sul tema del “sacro”, connesso alla Natura, che ha preso forma durante i mesi di isolamento e che consta non solo di opere scultoree ma è altresì impreziosito da video, realizzati in collaborazione con grandi musicisti, le sperimentazioni avanguardistiche e pionieristiche del compositore Cesare Valentini e dell’incredibile flautista Roberto Fabbriciani, le note sognanti del compositore, polistrumentista, arpista Arthuan Rebis, amici e compagni di “viaggio”. Ovviamente, proseguirò il lavoro in fonderia sul mezzo busto in memoria del nostro Paolo Rossi che verrà inaugurato a Prato a fine settembre nel quartiere dove Paolo è nato, a Santa Lucia. Tutti invitati! 

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SPUNTI DI VISTA

EDITO

Fine delle vacanze. Parei, zoccoli e costumi lasciano il posto ad abiti e pantaloni. Si riparte (1). Per l’ufficio, però. Ebbene, tutto questo ricordando che, come diceva Confucio, “Scegli il lavoro che ami e non lavorerai neppure un giorno in tutta la vita”. Non possiamo che augurarvi che sia così e se non lo fosse, non è mai troppo tardi per cambiare o per ripensare a quel progetto da tempo nel cassetto. Certo, lo scenario (2) attuale tra inflazione, rincari e crisi climatica spinge a un sentiment di pessimismo diffuso, ...